■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (4)
”[…] Sulle pareti ha scritto : “NON ROMPETEMI IL FILO”. Mentre lavora è costantemente interrotta dai figli, dai numerosi animali che popolano la sua casa, cani, gatti, canarini, merli indiani… e dal marito, o “compagno della mia vita” come ama definirlo lei e dalle telefonate delle lettrici (o “dementi” come ama definirle il compagno della sua vita). «Usano il mio telefono come urna confessionale, passatempo, ufficio informazioni, assistenza sociale, psicoterapia e strumento terroristico (uccideremo i tuoi figli stronza abortista)»[…]. “E’ DURO DOMARE UNA SCRIVANIA” stava scritto sul muro davanti al suo tavolo. Ma Brunella, come dirà Camilla Cederna, «in pieno regime democristiano, mentre le altre piccole poste parlavano dell’angelo della casa che arrivava con la zuppiera fumante e quel buon profumo che ristabilisce un accordo turbato, mentre le donne in crisi erano dirette verso il porto tranquillo della religione, lei spingeva le donne frustrate, tradite, innamorate di un uomo impossibile, verso la totale autonomia, spiegando che vivere sole non è una maledizione. Parlava del lavoro che dà libertà e della dignità acquistata smettendo di correr dietro al fidanzato o al marito fedifrago. Incoraggiava i giovani ad occuparsi di politica e dalle sua pagine, seppur guardata male dai direttori, fece la sua brava campagna a favore del divorzio. Parlò dell’aborto prima di ogni altra, mai suggerito o consigliato, diceva meglio pensarci e non averlo un figlio non desiderato o di troppo.» […]”
A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (4)

”[…] Sulle pareti ha scritto : “NON ROMPETEMI IL FILO”. Mentre lavora è costantemente interrotta dai figli, dai numerosi animali che popolano la sua casa, cani, gatti, canarini, merli indiani… e dal marito, o “compagno della mia vita” come ama definirlo lei e dalle telefonate delle lettrici (o “dementi” come ama definirle il compagno della sua vita).
«Usano il mio telefono come urna confessionale, passatempo, ufficio informazioni, assistenza sociale, psicoterapia e strumento terroristico (uccideremo i tuoi figli stronza abortista)»[…].
“E’ DURO DOMARE UNA SCRIVANIA” stava scritto sul muro davanti al suo tavolo.
Ma Brunella, come dirà Camilla Cederna, «in pieno regime democristiano, mentre le altre piccole poste parlavano dell’angelo della casa che arrivava con la zuppiera fumante e quel buon profumo che ristabilisce un accordo turbato, mentre le donne in crisi erano dirette verso il porto tranquillo della religione, lei spingeva le donne frustrate, tradite, innamorate di un uomo impossibile, verso la totale autonomia, spiegando che vivere sole non è una maledizione. Parlava del lavoro che dà libertà e della dignità acquistata smettendo di correr dietro al fidanzato o al marito fedifrago. Incoraggiava i giovani ad occuparsi di politica e dalle sua pagine, seppur guardata male dai direttori, fece la sua brava campagna a favore del divorzio. Parlò dell’aborto prima di ogni altra, mai suggerito o consigliato, diceva meglio pensarci e non averlo un figlio non desiderato o di troppo.» […]”

A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

(Fonte: enciclopediadelledonne.it)

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (3)
”[…] Mi dice Brunella Gasperini, da venticinque anni confidente ed oracolo attraverso la “piccola posta” di milioni di donne italiane che le scrivono trecento lettere la settimana: «Il mio archivio straripa di appelli di “nubili afflitte”, donne sole che si lamentano della loro insoddisfazione, del vuoto che le circonda, della paura del domani. Una si tormenta perché in società deve cedere il passo alla maritata, l’altra mi confida che in società non ci va perché si vergogna di non essere sposata. E io a dargli contro, a ripetergli che dietro a loro preme un esercito compatto di donne ugualmente sole, ma coscienti, integrate. Queste però non mi scrivono. I loro problemi se li sbrogliano da sole o con l’aiuto dello psicanalista».[…]”
A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (3)

”[…] Mi dice Brunella Gasperini, da venticinque anni confidente ed oracolo attraverso la “piccola posta” di milioni di donne italiane che le scrivono trecento lettere la settimana: «Il mio archivio straripa di appelli di “nubili afflitte”, donne sole che si lamentano della loro insoddisfazione, del vuoto che le circonda, della paura del domani. Una si tormenta perché in società deve cedere il passo alla maritata, l’altra mi confida che in società non ci va perché si vergogna di non essere sposata. E io a dargli contro, a ripetergli che dietro a loro preme un esercito compatto di donne ugualmente sole, ma coscienti, integrate. Queste però non mi scrivono. I loro problemi se li sbrogliano da sole o con l’aiuto dello psicanalista».[…]”

A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (2)
”[…] Le lettrici più giovani non possono ricordarla, dato che è scomparsa prematuramente nel 1979, e forse troverebbero datati i suoi romanzi, ma almeno due generazioni di donne sono cresciute con i suoi consigli. Che dovevano apparire sensati e stimolanti, a giudicare da come la ricorda Lella Costa, ispirandosi a lei nel dare inizio a una rubrica di posta sulla rivista Dire fare baciare, che fu per poco più di tre anni il mensile di Smemoranda.
“Lei, la Brunella, di cognome Gasperini, aveva la sconcertante abitudine di pensare con la sua testa ma anche con quella dei suoi figli. Che erano due, un maschio e una femmina […], e che vivevano più o meno le esperienze che vivevamo, allora, noialtri Gini e Micheli e Lelle varie. Per questo la leggevamo anche noi (sempre sperando che le nostre genitrici ne traessero qualche utile insegnamento). Per questo ce la ricordiamo ancora, e ci manca.”


Brunella (nella tinozza) al mare con la famiglia

Se pensate che stiamo parlando degli anni Settanta, un’epoca in cui forse più che in altre i giovani dovevano apparire come un esercito di mutanti alla maggior parte degli adulti, ha dell’increbidile che una piccola signora sulla cinquantina, scrivendo sulle pagine di un giornale come Annabella, si guadagnasse la fiducia degli adolescenti. […]”
A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (2)

”[…] Le lettrici più giovani non possono ricordarla, dato che è scomparsa prematuramente nel 1979, e forse troverebbero datati i suoi romanzi, ma almeno due generazioni di donne sono cresciute con i suoi consigli. Che dovevano apparire sensati e stimolanti, a giudicare da come la ricorda Lella Costa, ispirandosi a lei nel dare inizio a una rubrica di posta sulla rivista Dire fare baciare, che fu per poco più di tre anni il mensile di Smemoranda.

“Lei, la Brunella, di cognome Gasperini, aveva la sconcertante abitudine di pensare con la sua testa ma anche con quella dei suoi figli. Che erano due, un maschio e una femmina […], e che vivevano più o meno le esperienze che vivevamo, allora, noialtri Gini e Micheli e Lelle varie.
Per questo la leggevamo anche noi (sempre sperando che le nostre genitrici ne traessero qualche utile insegnamento). Per questo ce la ricordiamo ancora, e ci manca.”

Brunella (nella tinozza) al mare con la famiglia

Se pensate che stiamo parlando degli anni Settanta, un’epoca in cui forse più che in altre i giovani dovevano apparire come un esercito di mutanti alla maggior parte degli adulti, ha dell’increbidile che una piccola signora sulla cinquantina, scrivendo sulle pagine di un giornale come Annabella, si guadagnasse la fiducia degli adolescenti. […]”

A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (1)
[…] 
Brunella Gasperini (pseudonimo di Bianca Robecchi), arriva alla scrittura grazie ai buoni uffici di Camilla Cederna, che conosceva fin dall’infanzia. Dopo alcune disastrose supplenze nelle scuole, questa le propone infatti di collaborare con alcune riviste femminili, che cercan penne per romanzi a puntate.
Dopo aver incassato un rifiuto perché il primo romanzo è giudicato troppo progressista, Brunella aggiusta il tiro, e inizia ad essere pubblicata regolarmente. 
In breve le affidano anche la cosiddetta “posta del cuore”, e mentre scrivo mi viene in mente che questo utilissimo e ancor vivo sfogatoio delle sofferenze e dei pensieri delle donne (basti pensare al successo della rubrica di Natalia Aspesi) potrebbe essere considerato l’antesignano dei blog. Da sempre le donne hanno più bisogno degli uomini di raccontarsi, da sempre cercano in modi diversi un interlocutore autorevole ai problemi che le dilaniano, sia il confessore, lo psicologo o la giornalista. 
Brunella più di altri, meglio di altri ha ricoperto tutti questi ruoli insieme per 25 anni circa, lasciandosi travolgere dai problemi delle sue lettrici, e lottando nello stesso tempo con giornali “… più realisti del re, conformisti, oscurantisti, filoclericali, dove l’umorismo andava subito ucciso con la melassa e le casalinghe avevano sempre la meglio su quelle modernastre che lavoravano fuori. Potevo dire solo una piccola parte di quel che pensavo, non ero obbligata a dichiararmi cattolica però mi era vietato dire che non lo ero….”. […]
da I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (1)

[…]

Brunella Gasperini (pseudonimo di Bianca Robecchi), arriva alla scrittura grazie ai buoni uffici di Camilla Cederna, che conosceva fin dall’infanzia. Dopo alcune disastrose supplenze nelle scuole, questa le propone infatti di collaborare con alcune riviste femminili, che cercan penne per romanzi a puntate.

Dopo aver incassato un rifiuto perché il primo romanzo è giudicato troppo progressista, Brunella aggiusta il tiro, e inizia ad essere pubblicata regolarmente.

In breve le affidano anche la cosiddetta “posta del cuore”, e mentre scrivo mi viene in mente che questo utilissimo e ancor vivo sfogatoio delle sofferenze e dei pensieri delle donne (basti pensare al successo della rubrica di Natalia Aspesi) potrebbe essere considerato l’antesignano dei blog. Da sempre le donne hanno più bisogno degli uomini di raccontarsi, da sempre cercano in modi diversi un interlocutore autorevole ai problemi che le dilaniano, sia il confessore, lo psicologo o la giornalista.

Brunella più di altri, meglio di altri ha ricoperto tutti questi ruoli insieme per 25 anni circa, lasciandosi travolgere dai problemi delle sue lettrici, e lottando nello stesso tempo con giornali “… più realisti del re, conformisti, oscurantisti, filoclericali, dove l’umorismo andava subito ucciso con la melassa e le casalinghe avevano sempre la meglio su quelle modernastre che lavoravano fuori. Potevo dire solo una piccola parte di quel che pensavo, non ero obbligata a dichiararmi cattolica però mi era vietato dire che non lo ero….”. […]

da I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → La perturbanza della bouillotte → (4)


a proposito di

Mariolina Bertini, Fuorisede / 14: La perturbanza della bouiotte. Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti (Skira 2012), con un ritratto di copertina di Paola Monasterolo

■ infn ■ → La perturbanza della bouillotte → (3)
a proposito di
Mariolina Bertini, Fuorisede / 14: La perturbanza della bouiotte. Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti (Skira 2012), con un ritratto di copertina di Paola Monasterolo

■ infn ■ → La perturbanza della bouillotte → (3)


a proposito di

Mariolina Bertini, Fuorisede / 14: La perturbanza della bouiotte. Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti (Skira 2012), con un ritratto di copertina di Paola Monasterolo

8 Nov 2012 / Reblogged from becausebarnes with 71 note / mariolina bertini paola monasterolo 

■ infn ■ → La perturbanza della bouillotte → (2)
[…] 
Chiunque abbia insegnato letteratura (a scuola o all’università, ormai la differenza è minima) lo sa: non c’è scolaresca sonnolenta, svogliata e torvamente accidiosa che non finisca col concedere all’insegnante un po’ d’attenzione se l’argomento del giorno ha a che fare, in qualche modo, con il soprannaturale.
Anche lo studente più dispettosamente concentrato sul display del telefonino, se arriva al suo orecchio riluttante qualche frammento della storia di Dorian Gray, o delle gesta del dottor Coppelius, alza gli occhi e, come la rana morta di Galvani percorsa dal fluido elettrico, si ravviva momentaneamente, per ricadere nell’abituale letargo quando entrano in scena le spiegazioni teoriche dell’immarcescibile Todorov, cavallo di battaglia di tutti i docenti formatisi nella seconda metà del XX° secolo.  […]
Mariolina Bertini, Fuorisede / 14: La perturbanza della bouiotte. Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti (Skira 2012), con un ritratto di copertina di Paola Monasterolo

■ infn ■ → La perturbanza della bouillotte → (2)

[…]

Chiunque abbia insegnato letteratura (a scuola o all’università, ormai la differenza è minima) lo sa: non c’è scolaresca sonnolenta, svogliata e torvamente accidiosa che non finisca col concedere all’insegnante un po’ d’attenzione se l’argomento del giorno ha a che fare, in qualche modo, con il soprannaturale.

Anche lo studente più dispettosamente concentrato sul display del telefonino, se arriva al suo orecchio riluttante qualche frammento della storia di Dorian Gray, o delle gesta del dottor Coppelius, alza gli occhi e, come la rana morta di Galvani percorsa dal fluido elettrico, si ravviva momentaneamente, per ricadere nell’abituale letargo quando entrano in scena le spiegazioni teoriche dell’immarcescibile Todorov, cavallo di battaglia di tutti i docenti formatisi nella seconda metà del XX° secolo.  […]


Mariolina Bertini, Fuorisede / 14: La perturbanza della bouiotte. Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti (Skira 2012), con un ritratto di copertina di Paola Monasterolo

■ infn ■ → La perturbanza della bouillotte → (1)
”[…] 
Chiunque abbia insegnato letteratura (a scuola o all’università, ormai la differenza è minima) lo sa: non c’è scolaresca sonnolenta, svogliata e torvamente accidiosa che non finisca col concedere all’insegnante un po’ d’attenzione se l’argomento del giorno ha a che fare, in qualche modo, con il soprannaturale.

Anche lo studente più dispettosamente concentrato sul display del telefonino, se arriva al suo orecchio riluttante qualche frammento della storia di Dorian Gray, o delle gesta del dottor Coppelius, alza gli occhi e, come la rana morta di Galvani percorsa dal fluido elettrico, si ravviva momentaneamente, per ricadere nell’abituale letargo quando entrano in scena le spiegazioni teoriche dell’immarcescibile Todorov, cavallo di battaglia di tutti i docenti formatisi nella seconda metà del XX° secolo.  

Credo sia dunque destinata ad essere ben accolta questa antologia, ottimamente curata e organizzata da Enrico Badellino, che allinea dieci racconti “perturbanti” d’alta classe, da Hawthorne a Pirandello.
Il filo conduttore è quello dell’arte e sullo sfondo, come nota nel suo ricchissimo saggio introduttivo il curatore, c’è il mito di Pigmalione. […]”
Mariolina Bertini, Fuorisede / 14: La perturbanza della bouiotte. Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti (Skira 2012), con un ritratto di copertina di Paola Monasterolo

■ infn ■ → La perturbanza della bouillotte → (1)

”[…]

Chiunque abbia insegnato letteratura (a scuola o all’università, ormai la differenza è minima) lo sa: non c’è scolaresca sonnolenta, svogliata e torvamente accidiosa che non finisca col concedere all’insegnante un po’ d’attenzione se l’argomento del giorno ha a che fare, in qualche modo, con il soprannaturale.

Anche lo studente più dispettosamente concentrato sul display del telefonino, se arriva al suo orecchio riluttante qualche frammento della storia di Dorian Gray, o delle gesta del dottor Coppelius, alza gli occhi e, come la rana morta di Galvani percorsa dal fluido elettrico, si ravviva momentaneamente, per ricadere nell’abituale letargo quando entrano in scena le spiegazioni teoriche dell’immarcescibile Todorov, cavallo di battaglia di tutti i docenti formatisi nella seconda metà del XX° secolo.  

Credo sia dunque destinata ad essere ben accolta questa antologia, ottimamente curata e organizzata da Enrico Badellino, che allinea dieci racconti “perturbanti” d’alta classe, da Hawthorne a Pirandello.

Il filo conduttore è quello dell’arte e sullo sfondo, come nota nel suo ricchissimo saggio introduttivo il curatore, c’è il mito di Pigmalione. […]”

Mariolina Bertini, Fuorisede / 14: La perturbanza della bouiotte. Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti (Skira 2012), con un ritratto di copertina di Paola Monasterolo

■ infn ■ → Grazie Liala → Rosa fiction →Delly (1)
” […] Come in una fiction di buon livello, Delly ricorre sapientemente a tutti i possibili espedienti per tenere col fiato sospeso i suoi lettori, senza mai perdere di vista lo scopo finale, che è logicamente, o il matrimonio della protagonista, con un uomo o con Dio, questo è ininfluente o, se il matrimonio c’è stato all’inizio della vicenda, la complicata conquista dell’amore coniugale. Le donne di Delly, infatti spesso si sposano per dovere, costrette dal bisogno o dalla famiglia, con uomini all’apparenza duri ed orgogliosi, per poi scoprire in loro, nel tempo, tesori di tenerezza e di appassionato ardore.
Non per questo le varie protagoniste se ne stan buone buone ad attendere il loro destino. Di solito si tratta di fanciulle ardenti, volitive, che detestano gli infingimenti femminili e l’ipocrisia, che sono invece appannaggio dell’antagonista, di solito bella e scaltra, spesso volgare, quasi sempre di ceto sociale inferiore, ma ricca, mentre l’eroina è bella, nobile, povera.
Anche nelle fiction che secondo me, si sono ispirate a Delly, le protagoniste femminili sono così: l’orgoglio la fa da padrone, come la sincerità e il coraggio. Le protagoniste di Delly sfidano zii malvagi, perfidi contrabbandieri, re in esilio più volte assassini (spesso della loro stessa moglie o madre). Allo stesso modo, delle fanciulle in apparenza ignare, si avventurano nelle fiction italiane ad inseguire banditi armati, parenti pronti a qualunque nefandezza, ex fidanzati violentatori. […]”
da Rosa Fiction. L’eredità di Delly: Barbara Miccoli per Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini, con un ritratto di parola di Christel Martinod

■ infn ■ → Grazie Liala → Rosa fiction Delly (1)


” […] Come in una fiction di buon livello, Delly ricorre sapientemente a tutti i possibili espedienti per tenere col fiato sospeso i suoi lettori, senza mai perdere di vista lo scopo finale, che è logicamente, o il matrimonio della protagonista, con un uomo o con Dio, questo è ininfluente o, se il matrimonio c’è stato all’inizio della vicenda, la complicata conquista dell’amore coniugale. Le donne di Delly, infatti spesso si sposano per dovere, costrette dal bisogno o dalla famiglia, con uomini all’apparenza duri ed orgogliosi, per poi scoprire in loro, nel tempo, tesori di tenerezza e di appassionato ardore.

Non per questo le varie protagoniste se ne stan buone buone ad attendere il loro destino. Di solito si tratta di fanciulle ardenti, volitive, che detestano gli infingimenti femminili e l’ipocrisia, che sono invece appannaggio dell’antagonista, di solito bella e scaltra, spesso volgare, quasi sempre di ceto sociale inferiore, ma ricca, mentre l’eroina è bella, nobile, povera.

Anche nelle fiction che secondo me, si sono ispirate a Delly, le protagoniste femminili sono così: l’orgoglio la fa da padrone, come la sincerità e il coraggio. Le protagoniste di Delly sfidano zii malvagi, perfidi contrabbandieri, re in esilio più volte assassini (spesso della loro stessa moglie o madre). Allo stesso modo, delle fanciulle in apparenza ignare, si avventurano nelle fiction italiane ad inseguire banditi armati, parenti pronti a qualunque nefandezza, ex fidanzati violentatori. […]”

da Rosa Fiction. L’eredità di Delly: Barbara Miccoli per Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini, con un ritratto di parola di Christel Martinod

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 5
“[…] Quando, nel 1958, Liala pubblica Chiamami con un altro nome, il titolo sembra rimandare al consueto modello dannunziano: è infatti una citazione letterale  -benché non segnalata– da Il Trionfo della morte. […]”
Gabriele D’Annunzio, Trionfo della morte, Libro VIII:
”[…] Ella si guardava intorno, sorridendo. Fece alcuni passi verso la soglia; si chinò a raccogliere un pugno di ginestre; ne aspirò il profumo con delizia visibile. Ella si sentiva ancóra tutta commossa, quasi ebra, di quell’omaggio sovrano, di quella fresca e gentile gloria diffusa sul suo cammino. - Non sognava? Ella era, ella proprio, Ippolita Sanzio, in quel luogo ignoto, in quel paese magico, circondata e glorificata da tutta quella poesia? - Disse d’improvviso, con nuove lacrime negli occhi, gittando le braccia al collo dell’amante:

- Come ti sono grata!

Di nulla il cuore di lei s’inebriava più che di quella poesia. Ella si sentiva sollevare fuor del proprio essere umile dall’idealità di cui l’avvolgeva l’amante; si sentiva vivere d’un’altra vita, d’una vita superiore che talvolta le dava all’anima quella specie di soffocazione che l’ossigeno soverchio provoca in un petto abituato a respirare un’aria impoverita.

- Come sono fiera diappartenerti! Tu sei il mio orgoglio. Basta ch’io stia accanto a te un minuto solo per sentirmi un’altra donna, infinitamente diversa. D’un tratto, tu mi comunichi un altro sangue e un altro spirito. Io non sono più Ippolita, quella di ieri. Chiamami con un altro nome.

Egli la chiamò:

- Anima!

Si strinsero; si baciarono con forza, come per isvellere dalle radici i baci che si schiudevano su le loro labbra. Ippolita ripeté, distaccandosi:

- Ora, addio. Dov’è la mia stanza? Vediamo… […]”
Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 5

“[…] Quando, nel 1958, Liala pubblica Chiamami con un altro nome, il titolo sembra rimandare al consueto modello dannunziano: è infatti una citazione letterale  -benché non segnalata– da Il Trionfo della morte. […]”

Gabriele D’Annunzio, Trionfo della morte, Libro VIII:

”[…] Ella si guardava intorno, sorridendo. Fece alcuni passi verso la soglia; si chinò a raccogliere un pugno di ginestre; ne aspirò il profumo con delizia visibile. Ella si sentiva ancóra tutta commossa, quasi ebra, di quell’omaggio sovrano, di quella fresca e gentile gloria diffusa sul suo cammino. - Non sognava? Ella era, ella proprio, Ippolita Sanzio, in quel luogo ignoto, in quel paese magico, circondata e glorificata da tutta quella poesia? - Disse d’improvviso, con nuove lacrime negli occhi, gittando le braccia al collo dell’amante:

- Come ti sono grata!

Di nulla il cuore di lei s’inebriava più che di quella poesia. Ella si sentiva sollevare fuor del proprio essere umile dall’idealità di cui l’avvolgeva l’amante; si sentiva vivere d’un’altra vita, d’una vita superiore che talvolta le dava all’anima quella specie di soffocazione che l’ossigeno soverchio provoca in un petto abituato a respirare un’aria impoverita.

- Come sono fiera diappartenerti! Tu sei il mio orgoglio. Basta ch’io stia accanto a te un minuto solo per sentirmi un’altra donna, infinitamente diversa. D’un tratto, tu mi comunichi un altro sangue e un altro spirito. Io non sono più Ippolita, quella di ieri. Chiamami con un altro nome.

Egli la chiamò:

- Anima!

Si strinsero; si baciarono con forza, come per isvellere dalle radici i baci che si schiudevano su le loro labbra. Ippolita ripeté, distaccandosi:

- Ora, addio. Dov’è la mia stanza? Vediamo… […]”

Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 4
”[…] l’ispirazione di una delle due storie d’amore su cui il romanzo è costruito deriva evidentemente dal Paradiso delle Signore, pur approdando a un esito in un certo senso opposto.  Protagonisti del romanzo sono due industriali di origine svizzera: i cugini Oddo e Oliviero Viningher. Tra i due, quello che eredita il dongiovannismo e la sotterranea passionalità di Octave Mouret, è Oddo. Sposa, quasi per capriccio, una bionda contessina e immediatamente la trascura, mentre di lei si invaghisce il cugino saggio e lavoratore, Oliviero.  
In Zola, per una sorta di nemesi, il predatore Mouret finiva supplice in ginocchio davanti all’orfanella Denise; in Liala un destino analogo porta Oddo Viningher a ritrovarsi schiavo d’amore della più povera e della più ferocemente virtuosa delle sue operaie, la piccola sarda Lora Sau. 
Come Denise, Lora è, tra  le sue compagne di lavoro, la peggio vestita; spicca soltanto per la bellezza degli occhi  e per “la cascata nera dei capelli splendenti”. […]”
Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 4

”[…]
l’ispirazione di una delle due storie d’amore su cui il romanzo è costruito deriva evidentemente dal Paradiso delle Signore, pur approdando a un esito in un certo senso opposto.  Protagonisti del romanzo sono due industriali di origine svizzera: i cugini Oddo e Oliviero Viningher. Tra i due, quello che eredita il dongiovannismo e la sotterranea passionalità di Octave Mouret, è Oddo. Sposa, quasi per capriccio, una bionda contessina e immediatamente la trascura, mentre di lei si invaghisce il cugino saggio e lavoratore, Oliviero.  

In Zola, per una sorta di nemesi, il predatore Mouret finiva supplice in ginocchio davanti all’orfanella Denise; in Liala un destino analogo porta Oddo Viningher a ritrovarsi schiavo d’amore della più povera e della più ferocemente virtuosa delle sue operaie, la piccola sarda Lora Sau. 

Come Denise, Lora è, tra  le sue compagne di lavoro, la peggio vestita; spicca soltanto per la bellezza degli occhi  e per “la cascata nera dei capelli splendenti”. […]”

Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 3

”[…]
Al Paradiso delle Signore , tradotto da Ferdinando Martini nell’anno stesso della sua pubblicazione in Francia, ha  molto circolato in Italia, in diverse edizioni; non è noto (almeno a me) quando Liala l’abbia letto, ma dovette restare colpita  dalla vicenda centrale, la storia d’amore tra il ricchissimo e affascinante proprietario del grande magazzino “Au Bonheur des Dames”, Octave Mouret, e la più povera e la più virtuosa tra tutte le commesse del “Bonheur”, la provinciale Denise, che alla fine del romanzo diventerà, inopinatamente, sua moglie. […]”

mytrailerpark:

au bonheur des dames, andré cayatte, 1943

imdb

Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 1
“Come ben sanno le lettrici fedeli, nei romanzi di Liala le citazioni letterarie sono rare, di svariata provenienza e quasi sempre poste in bocca a personaggi maschili.  
Le fanciulle alle quali vengono somministrate come pillole di saggezza non si lasciano intimidire e  spesso sbuffano con impazienza al nome di quegli autori morti da tempo che a loro interessano ben meno dei maschi vivi e in buona salute. 
Il libro come oggetto, poi, nel mondo di Liala brilla per la sua assenza. Qualche romanzo d’amore spunta da un vecchio armadio in Bisbigli nel piccolo mondo; altrove si leggono, più che libri, riviste, e le ville accuratamente descritte, moderne o antiche che siano, sono ricchissime di bagni faraonici e di sontuosi salotti da fumo, ma del tutto carenti di biblioteche.
Fa eccezione la villa ligure (ispirata a quella dei Cambiasi a Moneglia) dove trascorre qualche tempo la protagonista dell’autobiografico Ombre di fiori sul mio cammino; nella  vasta biblioteca di cui è dotata, però, Liana Egret trascura completamente i volumi a favore delle lettere di alcune nobildonne ottocentesche, conservate insieme a ciocche di capelli e a miosotidi di smalto. Persino i romanzieri, in  Liala, li vediamo con un libro in mano soltanto quando devono autografare la copia di una loro opera destinata a un’ammiratrice:  tanto il Willy Grant di Il sole se tramonta può tornare quanto il Silvano Flores di Una carezza e le strade del mondo dimostrano di interessarsi  alle ragazze in carne ed ossa ben più che alla carta stampata.
Non è una “biblioteca di Babele” l’universo di Liala, e l’opinione di Mallarmé che il mondo esista soltanto “pour aboutir à un livre” non potrebbe mai riscuotere la sua approvazione.  
Gli autori che ogni tanto fanno capolino nei suoi romanzi  -D’Annunzio, Fogazzaro, Virgilio Brocchi– hanno certo statuto di modelli, ma sono evocati con parsimonia; rarissimi i casi in cui, come nei Gelsomini del plenilunio, una citazione (nella fattispecie di D’Annunzio) apre e chiude il racconto, offrendosi alla protagonista come una sintesi ante litteram del suo destino.
In un’unica occasione mi è parso di riscontrare un esempio di quella che gli accademici degli anni ottanta chiamavano  “intertestualità’”: l’appropriazione implicita, da parte di Liala, di un intreccio altrui. 
Su questo unicum vorrei ora soffermarmi, rintracciando all’origine di Chiamami con un altro nome (1958) un debito inconfessato ma a mio parere evidentissimo nei confronti del Paradiso delle Signore (Au Bonheur des Dames) (1883) di Emile Zola. […]”
Da Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 1

“Come ben sanno le lettrici fedeli, nei romanzi di Liala le citazioni letterarie sono rare, di svariata provenienza e quasi sempre poste in bocca a personaggi maschili.  

Le fanciulle alle quali vengono somministrate come pillole di saggezza non si lasciano intimidire e  spesso sbuffano con impazienza al nome di quegli autori morti da tempo che a loro interessano ben meno dei maschi vivi e in buona salute. 

Il libro come oggetto, poi, nel mondo di Liala brilla per la sua assenza. Qualche romanzo d’amore spunta da un vecchio armadio in Bisbigli nel piccolo mondo; altrove si leggono, più che libri, riviste, e le ville accuratamente descritte, moderne o antiche che siano, sono ricchissime di bagni faraonici e di sontuosi salotti da fumo, ma del tutto carenti di biblioteche.

Fa eccezione la villa ligure (ispirata a quella dei Cambiasi a Moneglia) dove trascorre qualche tempo la protagonista dell’autobiografico Ombre di fiori sul mio cammino; nella  vasta biblioteca di cui è dotata, però, Liana Egret trascura completamente i volumi a favore delle lettere di alcune nobildonne ottocentesche, conservate insieme a ciocche di capelli e a miosotidi di smalto. Persino i romanzieri, in  Liala, li vediamo con un libro in mano soltanto quando devono autografare la copia di una loro opera destinata a un’ammiratrice:  tanto il Willy Grant di Il sole se tramonta può tornare quanto il Silvano Flores di Una carezza e le strade del mondo dimostrano di interessarsi  alle ragazze in carne ed ossa ben più che alla carta stampata.

Non è una “biblioteca di Babele” l’universo di Liala, e l’opinione di Mallarmé che il mondo esista soltanto “pour aboutir à un livre” non potrebbe mai riscuotere la sua approvazione.  

Gli autori che ogni tanto fanno capolino nei suoi romanzi  -D’Annunzio, Fogazzaro, Virgilio Brocchi– hanno certo statuto di modelli, ma sono evocati con parsimonia; rarissimi i casi in cui, come nei Gelsomini del plenilunio, una citazione (nella fattispecie di D’Annunzio) apre e chiude il racconto, offrendosi alla protagonista come una sintesi ante litteram del suo destino.

In un’unica occasione mi è parso di riscontrare un esempio di quella che gli accademici degli anni ottanta chiamavano  “intertestualità’”: l’appropriazione implicita, da parte di Liala, di un intreccio altrui. 

Su questo unicum vorrei ora soffermarmi, rintracciando all’origine di Chiamami con un altro nome (1958) un debito inconfessato ma a mio parere evidentissimo nei confronti del Paradiso delle Signore (Au Bonheur des Dames) (1883) di Emile Zola. […]”

Da Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)


offfn:
■ infn ■ → Josephine Tey ( @LibriMondadori ) → Fuorisede, di Mariolina Bertini / Paola Monasterolo →  (5)
mementomori4:

Josephine Tey

a proposito di  In viaggio con Josephine Tey, di Mariolina Bertini. Fuorisede n. 13; con un ritratto di copertina di Paola Monasterolo. Solo su FN

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Josephine Tey

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shanpagnesoiree:

Scottish classic mystery writer and playwright, Josephine Tey (her pseudonym).

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Scottish classic mystery writer and playwright, Josephine Tey (her pseudonym).

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(Fonte: squidoo.com)