■ infn ■ → Liala loves Zola! → 5
“[…] Quando, nel 1958, Liala pubblica Chiamami con un altro nome, il titolo sembra rimandare al consueto modello dannunziano: è infatti una citazione letterale  -benché non segnalata– da Il Trionfo della morte. […]”
Gabriele D’Annunzio, Trionfo della morte, Libro VIII:
”[…] Ella si guardava intorno, sorridendo. Fece alcuni passi verso la soglia; si chinò a raccogliere un pugno di ginestre; ne aspirò il profumo con delizia visibile. Ella si sentiva ancóra tutta commossa, quasi ebra, di quell’omaggio sovrano, di quella fresca e gentile gloria diffusa sul suo cammino. - Non sognava? Ella era, ella proprio, Ippolita Sanzio, in quel luogo ignoto, in quel paese magico, circondata e glorificata da tutta quella poesia? - Disse d’improvviso, con nuove lacrime negli occhi, gittando le braccia al collo dell’amante:

- Come ti sono grata!

Di nulla il cuore di lei s’inebriava più che di quella poesia. Ella si sentiva sollevare fuor del proprio essere umile dall’idealità di cui l’avvolgeva l’amante; si sentiva vivere d’un’altra vita, d’una vita superiore che talvolta le dava all’anima quella specie di soffocazione che l’ossigeno soverchio provoca in un petto abituato a respirare un’aria impoverita.

- Come sono fiera diappartenerti! Tu sei il mio orgoglio. Basta ch’io stia accanto a te un minuto solo per sentirmi un’altra donna, infinitamente diversa. D’un tratto, tu mi comunichi un altro sangue e un altro spirito. Io non sono più Ippolita, quella di ieri. Chiamami con un altro nome.

Egli la chiamò:

- Anima!

Si strinsero; si baciarono con forza, come per isvellere dalle radici i baci che si schiudevano su le loro labbra. Ippolita ripeté, distaccandosi:

- Ora, addio. Dov’è la mia stanza? Vediamo… […]”
Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 5

“[…] Quando, nel 1958, Liala pubblica Chiamami con un altro nome, il titolo sembra rimandare al consueto modello dannunziano: è infatti una citazione letterale  -benché non segnalata– da Il Trionfo della morte. […]”

Gabriele D’Annunzio, Trionfo della morte, Libro VIII:

”[…] Ella si guardava intorno, sorridendo. Fece alcuni passi verso la soglia; si chinò a raccogliere un pugno di ginestre; ne aspirò il profumo con delizia visibile. Ella si sentiva ancóra tutta commossa, quasi ebra, di quell’omaggio sovrano, di quella fresca e gentile gloria diffusa sul suo cammino. - Non sognava? Ella era, ella proprio, Ippolita Sanzio, in quel luogo ignoto, in quel paese magico, circondata e glorificata da tutta quella poesia? - Disse d’improvviso, con nuove lacrime negli occhi, gittando le braccia al collo dell’amante:

- Come ti sono grata!

Di nulla il cuore di lei s’inebriava più che di quella poesia. Ella si sentiva sollevare fuor del proprio essere umile dall’idealità di cui l’avvolgeva l’amante; si sentiva vivere d’un’altra vita, d’una vita superiore che talvolta le dava all’anima quella specie di soffocazione che l’ossigeno soverchio provoca in un petto abituato a respirare un’aria impoverita.

- Come sono fiera diappartenerti! Tu sei il mio orgoglio. Basta ch’io stia accanto a te un minuto solo per sentirmi un’altra donna, infinitamente diversa. D’un tratto, tu mi comunichi un altro sangue e un altro spirito. Io non sono più Ippolita, quella di ieri. Chiamami con un altro nome.

Egli la chiamò:

- Anima!

Si strinsero; si baciarono con forza, come per isvellere dalle radici i baci che si schiudevano su le loro labbra. Ippolita ripeté, distaccandosi:

- Ora, addio. Dov’è la mia stanza? Vediamo… […]”

Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 4
”[…] l’ispirazione di una delle due storie d’amore su cui il romanzo è costruito deriva evidentemente dal Paradiso delle Signore, pur approdando a un esito in un certo senso opposto.  Protagonisti del romanzo sono due industriali di origine svizzera: i cugini Oddo e Oliviero Viningher. Tra i due, quello che eredita il dongiovannismo e la sotterranea passionalità di Octave Mouret, è Oddo. Sposa, quasi per capriccio, una bionda contessina e immediatamente la trascura, mentre di lei si invaghisce il cugino saggio e lavoratore, Oliviero.  
In Zola, per una sorta di nemesi, il predatore Mouret finiva supplice in ginocchio davanti all’orfanella Denise; in Liala un destino analogo porta Oddo Viningher a ritrovarsi schiavo d’amore della più povera e della più ferocemente virtuosa delle sue operaie, la piccola sarda Lora Sau. 
Come Denise, Lora è, tra  le sue compagne di lavoro, la peggio vestita; spicca soltanto per la bellezza degli occhi  e per “la cascata nera dei capelli splendenti”. […]”
Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 4

”[…]
l’ispirazione di una delle due storie d’amore su cui il romanzo è costruito deriva evidentemente dal Paradiso delle Signore, pur approdando a un esito in un certo senso opposto.  Protagonisti del romanzo sono due industriali di origine svizzera: i cugini Oddo e Oliviero Viningher. Tra i due, quello che eredita il dongiovannismo e la sotterranea passionalità di Octave Mouret, è Oddo. Sposa, quasi per capriccio, una bionda contessina e immediatamente la trascura, mentre di lei si invaghisce il cugino saggio e lavoratore, Oliviero.  

In Zola, per una sorta di nemesi, il predatore Mouret finiva supplice in ginocchio davanti all’orfanella Denise; in Liala un destino analogo porta Oddo Viningher a ritrovarsi schiavo d’amore della più povera e della più ferocemente virtuosa delle sue operaie, la piccola sarda Lora Sau. 

Come Denise, Lora è, tra  le sue compagne di lavoro, la peggio vestita; spicca soltanto per la bellezza degli occhi  e per “la cascata nera dei capelli splendenti”. […]”

Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 3

”[…]
Al Paradiso delle Signore , tradotto da Ferdinando Martini nell’anno stesso della sua pubblicazione in Francia, ha  molto circolato in Italia, in diverse edizioni; non è noto (almeno a me) quando Liala l’abbia letto, ma dovette restare colpita  dalla vicenda centrale, la storia d’amore tra il ricchissimo e affascinante proprietario del grande magazzino “Au Bonheur des Dames”, Octave Mouret, e la più povera e la più virtuosa tra tutte le commesse del “Bonheur”, la provinciale Denise, che alla fine del romanzo diventerà, inopinatamente, sua moglie. […]”

mytrailerpark:

au bonheur des dames, andré cayatte, 1943

imdb

Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 1
“Come ben sanno le lettrici fedeli, nei romanzi di Liala le citazioni letterarie sono rare, di svariata provenienza e quasi sempre poste in bocca a personaggi maschili.  
Le fanciulle alle quali vengono somministrate come pillole di saggezza non si lasciano intimidire e  spesso sbuffano con impazienza al nome di quegli autori morti da tempo che a loro interessano ben meno dei maschi vivi e in buona salute. 
Il libro come oggetto, poi, nel mondo di Liala brilla per la sua assenza. Qualche romanzo d’amore spunta da un vecchio armadio in Bisbigli nel piccolo mondo; altrove si leggono, più che libri, riviste, e le ville accuratamente descritte, moderne o antiche che siano, sono ricchissime di bagni faraonici e di sontuosi salotti da fumo, ma del tutto carenti di biblioteche.
Fa eccezione la villa ligure (ispirata a quella dei Cambiasi a Moneglia) dove trascorre qualche tempo la protagonista dell’autobiografico Ombre di fiori sul mio cammino; nella  vasta biblioteca di cui è dotata, però, Liana Egret trascura completamente i volumi a favore delle lettere di alcune nobildonne ottocentesche, conservate insieme a ciocche di capelli e a miosotidi di smalto. Persino i romanzieri, in  Liala, li vediamo con un libro in mano soltanto quando devono autografare la copia di una loro opera destinata a un’ammiratrice:  tanto il Willy Grant di Il sole se tramonta può tornare quanto il Silvano Flores di Una carezza e le strade del mondo dimostrano di interessarsi  alle ragazze in carne ed ossa ben più che alla carta stampata.
Non è una “biblioteca di Babele” l’universo di Liala, e l’opinione di Mallarmé che il mondo esista soltanto “pour aboutir à un livre” non potrebbe mai riscuotere la sua approvazione.  
Gli autori che ogni tanto fanno capolino nei suoi romanzi  -D’Annunzio, Fogazzaro, Virgilio Brocchi– hanno certo statuto di modelli, ma sono evocati con parsimonia; rarissimi i casi in cui, come nei Gelsomini del plenilunio, una citazione (nella fattispecie di D’Annunzio) apre e chiude il racconto, offrendosi alla protagonista come una sintesi ante litteram del suo destino.
In un’unica occasione mi è parso di riscontrare un esempio di quella che gli accademici degli anni ottanta chiamavano  “intertestualità’”: l’appropriazione implicita, da parte di Liala, di un intreccio altrui. 
Su questo unicum vorrei ora soffermarmi, rintracciando all’origine di Chiamami con un altro nome (1958) un debito inconfessato ma a mio parere evidentissimo nei confronti del Paradiso delle Signore (Au Bonheur des Dames) (1883) di Emile Zola. […]”
Da Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 1

“Come ben sanno le lettrici fedeli, nei romanzi di Liala le citazioni letterarie sono rare, di svariata provenienza e quasi sempre poste in bocca a personaggi maschili.  

Le fanciulle alle quali vengono somministrate come pillole di saggezza non si lasciano intimidire e  spesso sbuffano con impazienza al nome di quegli autori morti da tempo che a loro interessano ben meno dei maschi vivi e in buona salute. 

Il libro come oggetto, poi, nel mondo di Liala brilla per la sua assenza. Qualche romanzo d’amore spunta da un vecchio armadio in Bisbigli nel piccolo mondo; altrove si leggono, più che libri, riviste, e le ville accuratamente descritte, moderne o antiche che siano, sono ricchissime di bagni faraonici e di sontuosi salotti da fumo, ma del tutto carenti di biblioteche.

Fa eccezione la villa ligure (ispirata a quella dei Cambiasi a Moneglia) dove trascorre qualche tempo la protagonista dell’autobiografico Ombre di fiori sul mio cammino; nella  vasta biblioteca di cui è dotata, però, Liana Egret trascura completamente i volumi a favore delle lettere di alcune nobildonne ottocentesche, conservate insieme a ciocche di capelli e a miosotidi di smalto. Persino i romanzieri, in  Liala, li vediamo con un libro in mano soltanto quando devono autografare la copia di una loro opera destinata a un’ammiratrice:  tanto il Willy Grant di Il sole se tramonta può tornare quanto il Silvano Flores di Una carezza e le strade del mondo dimostrano di interessarsi  alle ragazze in carne ed ossa ben più che alla carta stampata.

Non è una “biblioteca di Babele” l’universo di Liala, e l’opinione di Mallarmé che il mondo esista soltanto “pour aboutir à un livre” non potrebbe mai riscuotere la sua approvazione.  

Gli autori che ogni tanto fanno capolino nei suoi romanzi  -D’Annunzio, Fogazzaro, Virgilio Brocchi– hanno certo statuto di modelli, ma sono evocati con parsimonia; rarissimi i casi in cui, come nei Gelsomini del plenilunio, una citazione (nella fattispecie di D’Annunzio) apre e chiude il racconto, offrendosi alla protagonista come una sintesi ante litteram del suo destino.

In un’unica occasione mi è parso di riscontrare un esempio di quella che gli accademici degli anni ottanta chiamavano  “intertestualità’”: l’appropriazione implicita, da parte di Liala, di un intreccio altrui. 

Su questo unicum vorrei ora soffermarmi, rintracciando all’origine di Chiamami con un altro nome (1958) un debito inconfessato ma a mio parere evidentissimo nei confronti del Paradiso delle Signore (Au Bonheur des Dames) (1883) di Emile Zola. […]”

Da Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)


■ infn ■ →  Grazie Liala (10)
”[…] Rivoluzioni sessuali e emancipazioni modificano, ma non intaccano la letteratura sentimentale. Mentiva Liala quando affermava di non leggere nessun autore ‘per non essere influenzata’ (mentre, al di là dell’aura dannunziana, i suoi debiti a Proust sono deliziosamente sottolineati dalla saggista Maria Pia Pozzato: come madame de Guermantes, anche le sue eroine sbagliano le scarpine, nere sull’abito rosso da sera). Ma certo Liala sapeva collocarsi nella linea rosa tracciata già nel Settecento da madame Riccoboni, adorata da Diderot e Goldoni, e rivitalizzata in Inghilterra da Georgette Heyer o da Barbara Cartland. […]”. Daria Galateria
A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (10)

”[…] Rivoluzioni sessuali e emancipazioni modificano, ma non intaccano la letteratura sentimentale. Mentiva Liala quando affermava di non leggere nessun autore ‘per non essere influenzata’ (mentre, al di là dell’aura dannunziana, i suoi debiti a Proust sono deliziosamente sottolineati dalla saggista Maria Pia Pozzato: come madame de Guermantes, anche le sue eroine sbagliano le scarpine, nere sull’abito rosso da sera). Ma certo Liala sapeva collocarsi nella linea rosa tracciata già nel Settecento da madame Riccoboni, adorata da Diderot e Goldoni, e rivitalizzata in Inghilterra da Georgette Heyer o da Barbara Cartland. […]”. Daria Galateria

A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (8)
Liala era la figlia del farmacista di Carare Urio, la famiglia era molto benestante: solida borghesia lombarda, vantava un ramo Odescalchi tra gli avi. Amalia visse secondo i canoni dell’epoca, scuole, liceo classico, poi, naturalmente, un buon matrimonio. Sposò, infatti, il marchese Pompeo Cambiasi, ufficiale della Regia Marina, di parecchi anni più anziano di lei. Il momento cruciale, nella vita della giovane donna, esplose quando conobbe il marchese Vittorio Centurione Scotto, pilota d’idrovolanti. Per i due è il classico colpo di fulmine. Per lui, Amalia medita di divorziare dal marito, cosa impensabile per l’epoca! Ma, come tutti in sogni, la realtà fu un atroce risveglio: nel 1926, durante un allenamento per partecipare alla Coppa Schneider, l’ufficiale precipita con il suo velivolo e muore sul colpo. Per Liala il dolore fu tanto forte che si ammalò, per lunghi mesi fu incapace di reagire nonostante le premure del marito che non aveva mai smesso d’amarla. Per riuscire a superare il terribile ricordo, inizia a scrivere.
A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (8)

Liala era la figlia del farmacista di Carare Urio, la famiglia era molto benestante: solida borghesia lombarda, vantava un ramo Odescalchi tra gli avi. Amalia visse secondo i canoni dell’epoca, scuole, liceo classico, poi, naturalmente, un buon matrimonio. Sposò, infatti, il marchese Pompeo Cambiasi, ufficiale della Regia Marina, di parecchi anni più anziano di lei. Il momento cruciale, nella vita della giovane donna, esplose quando conobbe il marchese Vittorio Centurione Scotto, pilota d’idrovolanti. Per i due è il classico colpo di fulmine. Per lui, Amalia medita di divorziare dal marito, cosa impensabile per l’epoca! Ma, come tutti in sogni, la realtà fu un atroce risveglio: nel 1926, durante un allenamento per partecipare alla Coppa Schneider, l’ufficiale precipita con il suo velivolo e muore sul colpo.
Per Liala il dolore fu tanto forte che si ammalò, per lunghi mesi fu incapace di reagire nonostante le premure del marito che non aveva mai smesso d’amarla. Per riuscire a superare il terribile ricordo, inizia a scrivere.

A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (7)
”[…] Ma quella camera, pur così stranamente messa insieme, era deliziosa, e rivelava subito l’estremo amore che per essa aveva la giovane abitatrice: lo rivelava in tutti i particolari, dalle pareti, sulla cui grezza imbiancatura un pennellino intelligente e abile aveva tracciato farfalle, uccelletti, bambolette, casine, praticelli, cagnolini, gatti, ochette in fraterno accordo. La finestra era spalancata, e la brezza lieve, che veniva dal fiume, gonfiava le tende azzurre di seta leggera, sulla quale l’amoroso e infaticabile pennellino, guidato dalla abile mano di Mariarda, aveva buttato fuori dei campi che parevano così belli, che parevano portati lì da una folata di vento.
Mariarda guardò la sua ben ordinata camera, come se la vedesse per la prima volta: era il suo rifugio, il suo nido, la sua oasi di pace. Lì, ella si sentiva padrona di se stessa, lontana dalla baraonda famigliare, lontana da tutta quella ridente miseria della sua casa. Aveva tante e tante volte tentato, Mariarda, di dare una direzione ai componenti della sua famiglia: ma s’era dovuta sempre mettere in disparte, travolta da quelle stesse persone che sperava di indirizzare verso una vita normale. Momo, che ormai non aveva più lavoro, e non ne aveva avuto molto nel passato, si lasciava vivere ricordando una gloria nota a lui solo; Eloisa che aveva avuto un brevissimo passato artistico e aveva poi lasciato le scene di prosa per seguire il suo Momo, rivelava d’essere la bella e disutile creatura dei tempi lontani; Marco, che era diplomato al Conservatorio Verdi di Milano, attendeva il momento di diventare celebre, e Mario, il maggiore di tutti, aspettava dai suoi quadri la gloria e la ricchezza. Così tra due creature che vivevano di ricordi e due che vivevano attendendo la gloria, Mariarda si trovava talvolta in situazioni penosissime, dalle quali la salvava sempre il suo innato buon senso, che, unito all’energia e al talento, la portava sempre in porto. Ella aveva studiato pittura, ma aveva ben presto capito che con i suoi quadri non avrebbe messo insieme neppure il latte mattutino. S’era data d’attorno ed era riuscita ad ottenere, da un grande magazzino milanese, l’ordinazione di dipingere bambole. Arrivavano a lei le bambole senza connotati: partivano da lei le bambole con una precisa espressione e un caratteristico modo di guardare. Nessuna delle sue bambole aveva gli occhi stupefatti o incantati: tutte avevano occhi vivi, maliziosi e dolci a un tempo, così che quelle piccole facce di creature senza vita acquistavano, per merito del pennellino di Mariarda, un’espressione che alla vita faceva pensare davvero. […]”
A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (7)

”[…] Ma quella camera, pur così stranamente messa insieme, era deliziosa, e rivelava subito l’estremo amore che per essa aveva la giovane abitatrice: lo rivelava in tutti i particolari, dalle pareti, sulla cui grezza imbiancatura un pennellino intelligente e abile aveva tracciato farfalle, uccelletti, bambolette, casine, praticelli, cagnolini, gatti, ochette in fraterno accordo. La finestra era spalancata, e la brezza lieve, che veniva dal fiume, gonfiava le tende azzurre di seta leggera, sulla quale l’amoroso e infaticabile pennellino, guidato dalla abile mano di Mariarda, aveva buttato fuori dei campi che parevano così belli, che parevano portati lì da una folata di vento.

Mariarda guardò la sua ben ordinata camera, come se la vedesse per la prima volta: era il suo rifugio, il suo nido, la sua oasi di pace. Lì, ella si sentiva padrona di se stessa, lontana dalla baraonda famigliare, lontana da tutta quella ridente miseria della sua casa. Aveva tante e tante volte tentato, Mariarda, di dare una direzione ai componenti della sua famiglia: ma s’era dovuta sempre mettere in disparte, travolta da quelle stesse persone che sperava di indirizzare verso una vita normale. Momo, che ormai non aveva più lavoro, e non ne aveva avuto molto nel passato, si lasciava vivere ricordando una gloria nota a lui solo; Eloisa che aveva avuto un brevissimo passato artistico e aveva poi lasciato le scene di prosa per seguire il suo Momo, rivelava d’essere la bella e disutile creatura dei tempi lontani; Marco, che era diplomato al Conservatorio Verdi di Milano, attendeva il momento di diventare celebre, e Mario, il maggiore di tutti, aspettava dai suoi quadri la gloria e la ricchezza. Così tra due creature che vivevano di ricordi e due che vivevano attendendo la gloria, Mariarda si trovava talvolta in situazioni penosissime, dalle quali la salvava sempre il suo innato buon senso, che, unito all’energia e al talento, la portava sempre in porto. Ella aveva studiato pittura, ma aveva ben presto capito che con i suoi quadri non avrebbe messo insieme neppure il latte mattutino. S’era data d’attorno ed era riuscita ad ottenere, da un grande magazzino milanese, l’ordinazione di dipingere bambole. Arrivavano a lei le bambole senza connotati: partivano da lei le bambole con una precisa espressione e un caratteristico modo di guardare. Nessuna delle sue bambole aveva gli occhi stupefatti o incantati: tutte avevano occhi vivi, maliziosi e dolci a un tempo, così che quelle piccole facce di creature senza vita acquistavano, per merito del pennellino di Mariarda, un’espressione che alla vita faceva pensare davvero. […]”

A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (6)
”[…] I libri di Liala - all’apice della fama ne scriveva tre all’anno - considerati letteratura di consumo, sono stati ristampati in ogni tipo di edizione, compresa quella per le edicole, ma i primi, ormai introvabili (anche su Maremagnum, il motore di ricerca dei librai antiquari d’Italia, non compare nemmeno una copia della prima edizione di Signorsì) sono oggetto di culto da parte dei collezionisti, come del resto quelli della sua “rivale” Mura, morta tragicamente, per ironia della sorte, proprio in un disastro aereo.«Leggendo i libri di Liala ho trovato, nei meccanismi narrativi, una certa affinità con quelli di Salgari: descrizioni asciutte, trama essenziale, dialoghi serrati, e sempre un sotterraneo profumo di peccato», afferma Laforgia. «Per azzardare un altro paragone, certe volte mi ricordano i romanzi borghesi di Giovanni Verga. La scrittrice indugia parecchio nelle descrizioni di ambienti sfarzosi, i suoi personaggi frequentano spesso il teatro e commentano gli spettacoli, ma non mancano splendidi affreschi di paesaggio, soprattutto quello amato dei laghi di Varese e Maggiore». […]” Mario Chiodetti
A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (6)

”[…] I libri di Liala - all’apice della fama ne scriveva tre all’anno - considerati letteratura di consumo, sono stati ristampati in ogni tipo di edizione, compresa quella per le edicole, ma i primi, ormai introvabili (anche su Maremagnum, il motore di ricerca dei librai antiquari d’Italia, non compare nemmeno una copia della prima edizione di Signorsì) sono oggetto di culto da parte dei collezionisti, come del resto quelli della sua “rivale” Mura, morta tragicamente, per ironia della sorte, proprio in un disastro aereo.
«Leggendo i libri di Liala ho trovato, nei meccanismi narrativi, una certa affinità con quelli di Salgari: descrizioni asciutte, trama essenziale, dialoghi serrati, e sempre un sotterraneo profumo di peccato», afferma Laforgia. «Per azzardare un altro paragone, certe volte mi ricordano i romanzi borghesi di Giovanni Verga. La scrittrice indugia parecchio nelle descrizioni di ambienti sfarzosi, i suoi personaggi frequentano spesso il teatro e commentano gli spettacoli, ma non mancano splendidi affreschi di paesaggio, soprattutto quello amato dei laghi di Varese e Maggiore». […]” Mario Chiodetti

A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (4)
”[…] L’autrice di genere rosa Barbara Cartland è la quinta più prolifica autrice di successo del XX secolo. La sua biografia coincide totalmente con il XX secolo: è nata nel 1901 ed è morta nel 2000. Ha pubblicato 722 titoli, addirittura 23 in un medesimo anno, il che le è valso un posto nel Guinness dei primati. […]”
A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (4)

”[…] L’autrice di genere rosa Barbara Cartland è la quinta più prolifica autrice di successo del XX secolo. La sua biografia coincide totalmente con il XX secolo: è nata nel 1901 ed è morta nel 2000. Ha pubblicato 722 titoli, addirittura 23 in un medesimo anno, il che le è valso un posto nel Guinness dei primati. […]”

A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (3)
LIALA (1897-1995). Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi. Fu Gabriele D’Annunzio a coniare per lei il nome Liala con cui firmò tutte le sue opere: «Ti chiamerò Liala perché ci sia sempre un’ala nel tuo nome».LIALA, portrait by Graziano Origa, 20x29, blowout retino + pantone + letraset, framed for Nòva100, 2009
A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

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LIALA (1897-1995). Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi. Fu Gabriele D’Annunzio a coniare per lei il nome Liala con cui firmò tutte le sue opere: «Ti chiamerò Liala perché ci sia sempre un’ala nel tuo nome».

LIALA, portrait by Graziano Origa, 20x29, blowout retino + pantone + letraset, framed for Nòva100, 2009


A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (2)
”[…] Dopo l’ondata di scrittrici come Annie Vivanti, Neera, la contessa Lara, Grazia Deledda, Liala a ben ragione appare più passi indietro. E sono verginali i suoi romanzi à côté di quelli di Guido da Verona, Mario Mariani, Luciano Zuccoli, lo stesso Pitigrilli. Eppure nessuno ha mai venduto tanto e raggiunto così vari e vasti strati sociali. I suoi romanzi sono per definizione bestseller e insieme longseller. Agendo su un così grande numero di appassionate lettrici, a prescindere dal suo valore letterario, Liala ha offerto un contributo non indifferente alla formazione delle italiane. Su Confidenze e Novella le si rivolgevano per avere consigli non solo sentimentali ma anche pratici, di vita vissuta, così grande era la fiducia in lei, amica e guida. […]”  MIA PELUSO
A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (2)

”[…] Dopo l’ondata di scrittrici come Annie Vivanti, Neera, la contessa Lara, Grazia Deledda, Liala a ben ragione appare più passi indietro. E sono verginali i suoi romanzi à côté di quelli di Guido da Verona, Mario Mariani, Luciano Zuccoli, lo stesso Pitigrilli. Eppure nessuno ha mai venduto tanto e raggiunto così vari e vasti strati sociali. I suoi romanzi sono per definizione bestseller e insieme longseller. Agendo su un così grande numero di appassionate lettrici, a prescindere dal suo valore letterario, Liala ha offerto un contributo non indifferente alla formazione delle italiane. Su Confidenze e Novella le si rivolgevano per avere consigli non solo sentimentali ma anche pratici, di vita vissuta, così grande era la fiducia in lei, amica e guida. […]”  MIA PELUSO

A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (1)
-Amo un’altro.-Chi è?-E’ un aviatore, un sottotenente giovanissimo, forse non ricco, certo non nobile: un meraviglioso acrobata… -Ma è un povero ragazzo con un nome oscuro… -Il mio cuore cerca un cuore, non un titolo nobilesco. Liala, Signorsì.
A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ →  Grazie Liala (1)

-Amo un’altro.-Chi è?-E’ un aviatore, un sottotenente giovanissimo, forse non ricco, certo non nobile: un meraviglioso acrobata… -Ma è un povero ragazzo con un nome oscuro… -Il mio cuore cerca un cuore, non un titolo nobilesco.
Liala, Signorsì.

A proposito di Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini

■ infn ■ → #VADIeLOFO → Liala sì o Liala no?