→ FN → Maggio → prendete i vostri calendari → aprite le vostre agende → scrivete sulle vostre mani → ‘piccicatevi un post-it → fra un mese esatto → il 17 aprile → a Torino → nei giorni del Salone del Libro → torna → ineludibile → imperdibile → chic → romantico → la seconda edizione → più bella della prima → possibile? → sì
(logo by Christel Martinod)

→ FN → Maggio → prendete i vostri calendari → aprite le vostre agende → scrivete sulle vostre mani → ‘piccicatevi un post-it → fra un mese esatto → il 17 aprile → a Torino → nei giorni del Salone del Libro → torna → ineludibile → imperdibile → chic → romantico → la seconda edizione → più bella della prima → possibile? → sì

(logo by Christel Martinod)

Christopher Isherwood → Queer Portraits, di Paola Monasterolo → solo su FN

Christopher Isherwood Queer Portraits, di Paola Monasterolo
→ solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (4)
”[…] Sulle pareti ha scritto : “NON ROMPETEMI IL FILO”. Mentre lavora è costantemente interrotta dai figli, dai numerosi animali che popolano la sua casa, cani, gatti, canarini, merli indiani… e dal marito, o “compagno della mia vita” come ama definirlo lei e dalle telefonate delle lettrici (o “dementi” come ama definirle il compagno della sua vita). «Usano il mio telefono come urna confessionale, passatempo, ufficio informazioni, assistenza sociale, psicoterapia e strumento terroristico (uccideremo i tuoi figli stronza abortista)»[…]. “E’ DURO DOMARE UNA SCRIVANIA” stava scritto sul muro davanti al suo tavolo. Ma Brunella, come dirà Camilla Cederna, «in pieno regime democristiano, mentre le altre piccole poste parlavano dell’angelo della casa che arrivava con la zuppiera fumante e quel buon profumo che ristabilisce un accordo turbato, mentre le donne in crisi erano dirette verso il porto tranquillo della religione, lei spingeva le donne frustrate, tradite, innamorate di un uomo impossibile, verso la totale autonomia, spiegando che vivere sole non è una maledizione. Parlava del lavoro che dà libertà e della dignità acquistata smettendo di correr dietro al fidanzato o al marito fedifrago. Incoraggiava i giovani ad occuparsi di politica e dalle sua pagine, seppur guardata male dai direttori, fece la sua brava campagna a favore del divorzio. Parlò dell’aborto prima di ogni altra, mai suggerito o consigliato, diceva meglio pensarci e non averlo un figlio non desiderato o di troppo.» […]”
A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (4)

”[…] Sulle pareti ha scritto : “NON ROMPETEMI IL FILO”. Mentre lavora è costantemente interrotta dai figli, dai numerosi animali che popolano la sua casa, cani, gatti, canarini, merli indiani… e dal marito, o “compagno della mia vita” come ama definirlo lei e dalle telefonate delle lettrici (o “dementi” come ama definirle il compagno della sua vita).
«Usano il mio telefono come urna confessionale, passatempo, ufficio informazioni, assistenza sociale, psicoterapia e strumento terroristico (uccideremo i tuoi figli stronza abortista)»[…].
“E’ DURO DOMARE UNA SCRIVANIA” stava scritto sul muro davanti al suo tavolo.
Ma Brunella, come dirà Camilla Cederna, «in pieno regime democristiano, mentre le altre piccole poste parlavano dell’angelo della casa che arrivava con la zuppiera fumante e quel buon profumo che ristabilisce un accordo turbato, mentre le donne in crisi erano dirette verso il porto tranquillo della religione, lei spingeva le donne frustrate, tradite, innamorate di un uomo impossibile, verso la totale autonomia, spiegando che vivere sole non è una maledizione. Parlava del lavoro che dà libertà e della dignità acquistata smettendo di correr dietro al fidanzato o al marito fedifrago. Incoraggiava i giovani ad occuparsi di politica e dalle sua pagine, seppur guardata male dai direttori, fece la sua brava campagna a favore del divorzio. Parlò dell’aborto prima di ogni altra, mai suggerito o consigliato, diceva meglio pensarci e non averlo un figlio non desiderato o di troppo.» […]”

A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

(Fonte: enciclopediadelledonne.it)

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (3)
”[…] Mi dice Brunella Gasperini, da venticinque anni confidente ed oracolo attraverso la “piccola posta” di milioni di donne italiane che le scrivono trecento lettere la settimana: «Il mio archivio straripa di appelli di “nubili afflitte”, donne sole che si lamentano della loro insoddisfazione, del vuoto che le circonda, della paura del domani. Una si tormenta perché in società deve cedere il passo alla maritata, l’altra mi confida che in società non ci va perché si vergogna di non essere sposata. E io a dargli contro, a ripetergli che dietro a loro preme un esercito compatto di donne ugualmente sole, ma coscienti, integrate. Queste però non mi scrivono. I loro problemi se li sbrogliano da sole o con l’aiuto dello psicanalista».[…]”
A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (3)

”[…] Mi dice Brunella Gasperini, da venticinque anni confidente ed oracolo attraverso la “piccola posta” di milioni di donne italiane che le scrivono trecento lettere la settimana: «Il mio archivio straripa di appelli di “nubili afflitte”, donne sole che si lamentano della loro insoddisfazione, del vuoto che le circonda, della paura del domani. Una si tormenta perché in società deve cedere il passo alla maritata, l’altra mi confida che in società non ci va perché si vergogna di non essere sposata. E io a dargli contro, a ripetergli che dietro a loro preme un esercito compatto di donne ugualmente sole, ma coscienti, integrate. Queste però non mi scrivono. I loro problemi se li sbrogliano da sole o con l’aiuto dello psicanalista».[…]”

A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (2)
”[…] Le lettrici più giovani non possono ricordarla, dato che è scomparsa prematuramente nel 1979, e forse troverebbero datati i suoi romanzi, ma almeno due generazioni di donne sono cresciute con i suoi consigli. Che dovevano apparire sensati e stimolanti, a giudicare da come la ricorda Lella Costa, ispirandosi a lei nel dare inizio a una rubrica di posta sulla rivista Dire fare baciare, che fu per poco più di tre anni il mensile di Smemoranda.
“Lei, la Brunella, di cognome Gasperini, aveva la sconcertante abitudine di pensare con la sua testa ma anche con quella dei suoi figli. Che erano due, un maschio e una femmina […], e che vivevano più o meno le esperienze che vivevamo, allora, noialtri Gini e Micheli e Lelle varie. Per questo la leggevamo anche noi (sempre sperando che le nostre genitrici ne traessero qualche utile insegnamento). Per questo ce la ricordiamo ancora, e ci manca.”


Brunella (nella tinozza) al mare con la famiglia

Se pensate che stiamo parlando degli anni Settanta, un’epoca in cui forse più che in altre i giovani dovevano apparire come un esercito di mutanti alla maggior parte degli adulti, ha dell’increbidile che una piccola signora sulla cinquantina, scrivendo sulle pagine di un giornale come Annabella, si guadagnasse la fiducia degli adolescenti. […]”
A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (2)

”[…] Le lettrici più giovani non possono ricordarla, dato che è scomparsa prematuramente nel 1979, e forse troverebbero datati i suoi romanzi, ma almeno due generazioni di donne sono cresciute con i suoi consigli. Che dovevano apparire sensati e stimolanti, a giudicare da come la ricorda Lella Costa, ispirandosi a lei nel dare inizio a una rubrica di posta sulla rivista Dire fare baciare, che fu per poco più di tre anni il mensile di Smemoranda.

“Lei, la Brunella, di cognome Gasperini, aveva la sconcertante abitudine di pensare con la sua testa ma anche con quella dei suoi figli. Che erano due, un maschio e una femmina […], e che vivevano più o meno le esperienze che vivevamo, allora, noialtri Gini e Micheli e Lelle varie.
Per questo la leggevamo anche noi (sempre sperando che le nostre genitrici ne traessero qualche utile insegnamento). Per questo ce la ricordiamo ancora, e ci manca.”

Brunella (nella tinozza) al mare con la famiglia

Se pensate che stiamo parlando degli anni Settanta, un’epoca in cui forse più che in altre i giovani dovevano apparire come un esercito di mutanti alla maggior parte degli adulti, ha dell’increbidile che una piccola signora sulla cinquantina, scrivendo sulle pagine di un giornale come Annabella, si guadagnasse la fiducia degli adolescenti. […]”

A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN

■ infn ■ → Queer Ship → 1: Chi siamo noi? (2)
”[…] 
Perché è importante oggi parlare di una letteratura che fuoriesce dai confini delle rappresentazioni nazionali? Per molto tempo si è detto: -non solo non vi è una patria comune, ma non vi è né lingua qui, né storia comune di popolo. Di quale letteratura parlate, voi?-. Si è cercato così di neutralizzare la questione sostenendo che la letteratura gay non esista, esistono solo dei bravi e dei cattivi scrittori.
Il critico dallo sguardo benevolo ci spiega che non è tanto importante il fatto che il tale o il tal altro poeta andava in giro di notte a cercar fanciulli, ma l’universalità e la bellezza della sua poesia. Va bene, ma cosa, di grazia, racconta la sua poesia? Il fatto che di notte andasse in giro a cercar fanciulli. E succede, ad esempio, che questa «ricerca» è raccontata da molti, poco importa la lingua, il paese, la storia che si ha alle spalle. […]”
Queer Ship, di Federico Boccaccini. 1: Chi siamo noi. Solo su FN

■ infn ■ → Queer Ship → 1: Chi siamo noi? (2)

”[…]

Perché è importante oggi parlare di una letteratura che fuoriesce dai confini delle rappresentazioni nazionali? Per molto tempo si è detto: -non solo non vi è una patria comune, ma non vi è né lingua qui, né storia comune di popolo. Di quale letteratura parlate, voi?-. Si è cercato così di neutralizzare la questione sostenendo che la letteratura gay non esista, esistono solo dei bravi e dei cattivi scrittori.

Il critico dallo sguardo benevolo ci spiega che non è tanto importante il fatto che il tale o il tal altro poeta andava in giro di notte a cercar fanciulli, ma l’universalità e la bellezza della sua poesia. Va bene, ma cosa, di grazia, racconta la sua poesia? Il fatto che di notte andasse in giro a cercar fanciulli. E succede, ad esempio, che questa «ricerca» è raccontata da molti, poco importa la lingua, il paese, la storia che si ha alle spalle. […]”


Queer Ship, di Federico Boccaccini. 1: Chi siamo noi. Solo su FN

■ infn ■ → Grazie Liala → Rosa fiction →Delly (1)
” […] Come in una fiction di buon livello, Delly ricorre sapientemente a tutti i possibili espedienti per tenere col fiato sospeso i suoi lettori, senza mai perdere di vista lo scopo finale, che è logicamente, o il matrimonio della protagonista, con un uomo o con Dio, questo è ininfluente o, se il matrimonio c’è stato all’inizio della vicenda, la complicata conquista dell’amore coniugale. Le donne di Delly, infatti spesso si sposano per dovere, costrette dal bisogno o dalla famiglia, con uomini all’apparenza duri ed orgogliosi, per poi scoprire in loro, nel tempo, tesori di tenerezza e di appassionato ardore.
Non per questo le varie protagoniste se ne stan buone buone ad attendere il loro destino. Di solito si tratta di fanciulle ardenti, volitive, che detestano gli infingimenti femminili e l’ipocrisia, che sono invece appannaggio dell’antagonista, di solito bella e scaltra, spesso volgare, quasi sempre di ceto sociale inferiore, ma ricca, mentre l’eroina è bella, nobile, povera.
Anche nelle fiction che secondo me, si sono ispirate a Delly, le protagoniste femminili sono così: l’orgoglio la fa da padrone, come la sincerità e il coraggio. Le protagoniste di Delly sfidano zii malvagi, perfidi contrabbandieri, re in esilio più volte assassini (spesso della loro stessa moglie o madre). Allo stesso modo, delle fanciulle in apparenza ignare, si avventurano nelle fiction italiane ad inseguire banditi armati, parenti pronti a qualunque nefandezza, ex fidanzati violentatori. […]”
da Rosa Fiction. L’eredità di Delly: Barbara Miccoli per Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini, con un ritratto di parola di Christel Martinod

■ infn ■ → Grazie Liala → Rosa fiction Delly (1)


” […] Come in una fiction di buon livello, Delly ricorre sapientemente a tutti i possibili espedienti per tenere col fiato sospeso i suoi lettori, senza mai perdere di vista lo scopo finale, che è logicamente, o il matrimonio della protagonista, con un uomo o con Dio, questo è ininfluente o, se il matrimonio c’è stato all’inizio della vicenda, la complicata conquista dell’amore coniugale. Le donne di Delly, infatti spesso si sposano per dovere, costrette dal bisogno o dalla famiglia, con uomini all’apparenza duri ed orgogliosi, per poi scoprire in loro, nel tempo, tesori di tenerezza e di appassionato ardore.

Non per questo le varie protagoniste se ne stan buone buone ad attendere il loro destino. Di solito si tratta di fanciulle ardenti, volitive, che detestano gli infingimenti femminili e l’ipocrisia, che sono invece appannaggio dell’antagonista, di solito bella e scaltra, spesso volgare, quasi sempre di ceto sociale inferiore, ma ricca, mentre l’eroina è bella, nobile, povera.

Anche nelle fiction che secondo me, si sono ispirate a Delly, le protagoniste femminili sono così: l’orgoglio la fa da padrone, come la sincerità e il coraggio. Le protagoniste di Delly sfidano zii malvagi, perfidi contrabbandieri, re in esilio più volte assassini (spesso della loro stessa moglie o madre). Allo stesso modo, delle fanciulle in apparenza ignare, si avventurano nelle fiction italiane ad inseguire banditi armati, parenti pronti a qualunque nefandezza, ex fidanzati violentatori. […]”

da Rosa Fiction. L’eredità di Delly: Barbara Miccoli per Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini, con un ritratto di parola di Christel Martinod

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 4
”[…] l’ispirazione di una delle due storie d’amore su cui il romanzo è costruito deriva evidentemente dal Paradiso delle Signore, pur approdando a un esito in un certo senso opposto.  Protagonisti del romanzo sono due industriali di origine svizzera: i cugini Oddo e Oliviero Viningher. Tra i due, quello che eredita il dongiovannismo e la sotterranea passionalità di Octave Mouret, è Oddo. Sposa, quasi per capriccio, una bionda contessina e immediatamente la trascura, mentre di lei si invaghisce il cugino saggio e lavoratore, Oliviero.  
In Zola, per una sorta di nemesi, il predatore Mouret finiva supplice in ginocchio davanti all’orfanella Denise; in Liala un destino analogo porta Oddo Viningher a ritrovarsi schiavo d’amore della più povera e della più ferocemente virtuosa delle sue operaie, la piccola sarda Lora Sau. 
Come Denise, Lora è, tra  le sue compagne di lavoro, la peggio vestita; spicca soltanto per la bellezza degli occhi  e per “la cascata nera dei capelli splendenti”. […]”
Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Liala loves Zola! → 4

”[…]
l’ispirazione di una delle due storie d’amore su cui il romanzo è costruito deriva evidentemente dal Paradiso delle Signore, pur approdando a un esito in un certo senso opposto.  Protagonisti del romanzo sono due industriali di origine svizzera: i cugini Oddo e Oliviero Viningher. Tra i due, quello che eredita il dongiovannismo e la sotterranea passionalità di Octave Mouret, è Oddo. Sposa, quasi per capriccio, una bionda contessina e immediatamente la trascura, mentre di lei si invaghisce il cugino saggio e lavoratore, Oliviero.  

In Zola, per una sorta di nemesi, il predatore Mouret finiva supplice in ginocchio davanti all’orfanella Denise; in Liala un destino analogo porta Oddo Viningher a ritrovarsi schiavo d’amore della più povera e della più ferocemente virtuosa delle sue operaie, la piccola sarda Lora Sau. 

Come Denise, Lora è, tra  le sue compagne di lavoro, la peggio vestita; spicca soltanto per la bellezza degli occhi  e per “la cascata nera dei capelli splendenti”. […]”

Intorno a  Liala Loves Zola!: Cenerentola, Cappuccetto rosso e Chiamami con un altro nome, di Mariolina Bertini (per la serie Grazie Liala, indagini intorno al rosa; con un ritratto di parola di Christel Martinod)

■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (6)
”[…] These views of The City and the Pillar show the variety of ways that publishers around the world and over time have represented the novel’s story, character and themes. In the row above, the French first edition, not surprisingly, chose neutrality for its cover and renamed the novel “A Young Man by the River.” In France in the 1980s, the title remained the same as the first French edition, but the cover became somewhat more true to the novel’s content, although with a classical bent. The Dutch first edition, “The Fortress and the Pillar of Salt,” captured a sense of the central character’s isolation. Two more Dutch editions, with different titles, and by different translators, followed in the next 30 years. In the 21st Century, translations of the book appeared in a changing Russia and a largely unchanged Arabic-speaking Middle East. […] Below, the Polish edition of The City and the Pillar depicts a nude man in an abstract and somewhat unnatural position. The text contains half a dozen similarly posed figures at the end of chapters where space permits, and the title means “don’t look back at Sodom.” The Spanish edition features a photo of Vidal from the 1940s - the same photo used on the cover of the 1995 American reissue of the novel. The images on the cover of the German first edition refer to Jim Willard’s Hollywood life as a tennis instructor but not to the novel’s sexuality, although the German title, which means “closed circle,” recognizes Jim’s story as a tragic Bildungsroman that ultimate brings him back to where he began. The discreet Brazilian edition merely depicts two figures locked in a Greco-Roman wrestling pose. Finally, as the world changes, Vidal’s reception grows. Who would ever have thought this book would appear in Russia or the Arabic-speaking world. And yet, in the 21st Century, they did. […]”
(sul sito della University of Pittsburg, una rassegna di moltissime -tutte?- copertine delle traduzioni di The City and the Pillar, comprese quelle italiane)
(l’edizione dei Elmo editore compare dotata di fascetta editoriale che recita: “Il dramma del terzo sesso”)
A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (6)

”[…] These views of The City and the Pillar show the variety of ways that publishers around the world and over time have represented the novel’s story, character and themes. In the row above, the French first edition, not surprisingly, chose neutrality for its cover and renamed the novel “A Young Man by the River.” In France in the 1980s, the title remained the same as the first French edition, but the cover became somewhat more true to the novel’s content, although with a classical bent. The Dutch first edition, “The Fortress and the Pillar of Salt,” captured a sense of the central character’s isolation. Two more Dutch editions, with different titles, and by different translators, followed in the next 30 years. In the 21st Century, translations of the book appeared in a changing Russia and a largely unchanged Arabic-speaking Middle East. […] Below, the Polish edition of The City and the Pillar depicts a nude man in an abstract and somewhat unnatural position. The text contains half a dozen similarly posed figures at the end of chapters where space permits, and the title means “don’t look back at Sodom.” The Spanish edition features a photo of Vidal from the 1940s - the same photo used on the cover of the 1995 American reissue of the novel. The images on the cover of the German first edition refer to Jim Willard’s Hollywood life as a tennis instructor but not to the novel’s sexuality, although the German title, which means “closed circle,” recognizes Jim’s story as a tragic Bildungsroman that ultimate brings him back to where he began. The discreet Brazilian edition merely depicts two figures locked in a Greco-Roman wrestling pose. Finally, as the world changes, Vidal’s reception grows. Who would ever have thought this book would appear in Russia or the Arabic-speaking world. And yet, in the 21st Century, they did. […]”

(sul sito della University of Pittsburg, una rassegna di moltissime -tutte?- copertine delle traduzioni di The City and the Pillar, comprese quelle italiane)

(l’edizione dei Elmo editore compare dotata di fascetta editoriale che recita: “Il dramma del terzo sesso”)

A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)


(Fonte: pitt.edu)

■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (5)
”[…] My version of the cover for Gore Vidal’s novel. A personal work. In the collage were used engravings by Gustave Doré. […]”
A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)


■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (5)

”[…] My version of the cover for Gore Vidal’s novel. A personal work. In the collage were used engravings by Gustave Doré. […]”


A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (4)
He wrote his first book at 19 – Williwaw. His third novel, The City and the Pillar, featured a homosexual as a main character and bookshops refused to stock it. He was even forced to work under pseudonyms during the 1950s. He is also well known for his satire, Myra Breckinridge, and the historical novel, Lincoln.
A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (4)

He wrote his first book at 19 – Williwaw. His third novel, The City and the Pillar, featured a homosexual as a main character and bookshops refused to stock it. He was even forced to work under pseudonyms during the 1950s. He is also well known for his satire, Myra Breckinridge, and the historical novel, Lincoln.

A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (3)
”[…] 1950; The City and the Pillar by Gore Vidal. Cover art by James Avati […]”
A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (3)

”[…] 1950; The City and the Pillar by Gore Vidal. Cover art by James Avati […]”

A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (2)
A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (2)

A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (1)
menotaur2:

John was angry. “Well, that’s more than you do and you’re older than me. You don’t ever go out with girls.I heard Sally say once she thought you were the best-looking guy in the school and she couldn’t understand why you didn’t go around more. She said she thought you were afraid of girls.” Jim flushed. “She’s full of crap. I’m not afraid of her or anybody. Besides, I do my traveling on the other side of town.” “Really?” John was interested and Jim was glad he had lied. “Sure.” He was mysterious. “Bob and me go over there lots of times. All the baseball team does, too.We don’t want to mess around with ‘nice’ girls.” “I guess not.”“Besides, Sally isn’t so fast.”“How do you know?”“I just do.”“I’ll bet Bob Ford said that about her.”Jim fixed the top of his bureau, ignoring his brother.He was ill at ease and didn’t know why; it was seldom that John could irritate him.Jim looked at the dusty mirror above his bureau and wondered if he needed his weekly shave. He decided he could wait till he got back. Absently he ran his hand over his short blond hair, glad that it was summer, the season of short hair. Was he handsome? His features were perfectly ordinary, he thought; only his body pleased him, the result of much exercise.~ The City and the Pillar by Gore Vidal (October 3, 1925 – July 31, 2012)

A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

■ infn ■ → Gore Vidal → The City and the Pillar → cover → (1)

menotaur2:

John was angry. “Well, that’s more than you do and you’re older than me. You don’t ever go out with girls.
I heard Sally say once she thought you were the best-looking guy in the school and she couldn’t understand why you didn’t go around more. She said she thought you were afraid of girls.”
Jim flushed. “She’s full of crap. I’m not afraid of her or anybody. Besides, I do my traveling on the other side of town.”
“Really?” John was interested and Jim was glad he had lied.
“Sure.” He was mysterious. “Bob and me go over there lots of times. All the baseball team does, too.
We don’t want to mess around with ‘nice’ girls.”
“I guess not.”
“Besides, Sally isn’t so fast.”
“How do you know?”
“I just do.”
“I’ll bet Bob Ford said that about her.”
Jim fixed the top of his bureau, ignoring his brother.
He was ill at ease and didn’t know why; it was seldom that John could irritate him.
Jim looked at the dusty mirror above his bureau and wondered if he needed his weekly shave. He decided he could wait till he got back. Absently he ran his hand over his short blond hair, glad that it was summer, the season of short hair. Was he handsome? His features were perfectly ordinary, he thought; only his body pleased him, the result of much exercise.
~ The City and the Pillar by Gore Vidal (October 3, 1925 – July 31, 2012)

A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

30 Ago 2012 / Reblogged from menotaur2 with 6 note / gore vidal gay queer lgbtq book cover copertine FN federico novaro 

■ infn ■ → Gore Vidal → (6)
seagullhair:

New Seagull blog post! Shaun SureThing remembers Gore Vidal’s greatness.

A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

■ infn ■ → Gore Vidal → (6)

seagullhair:

New Seagull blog post! Shaun SureThing remembers Gore Vidal’s greatness.

A proposito di Gore Vidal, materiali per una bibliografia italiana (1bis)

30 Ago 2012 / Reblogged from seagullhair with 2 note / gore vidal gay queer lgbtq FN federico novaro