■ infn ■ → la settimana John Alcorn (7)
John Alcorn
“Nude”
1970
a proposito di LIBRI!, di Alcorn / Murray / Topipittori
18 Dic 2012 / Reblogged from what-floats-my-boat with 6 note / john alcorn topipittori FN editorial design
■ infn ■ → la settimana John Alcorn (6)
a proposito di LIBRI!, di Alcorn / Murray / Topipittori
17 Dic 2012 / Reblogged from somethingelsentirely with 5 note / john alcorn topipittori FN
■ infn ■ → la settimana John Alcorn (5)
c86:
John Alcorn - Packaging design for Love perfume, 1969
via Alcorn Gallery
a proposito di LIBRI!, di Alcorn / Murray / Topipittori
17 Dic 2012 / Reblogged from c86 with 18 note / john alcorn topipittori FN
■ infn ■ → la settimana John Alcorn (4)
c86:
John Alcorn - Packaging design for Eve cigarettes, 1970
via John Alcorn | Jason Liebig | Leif Peng
a proposito di LIBRI!, di Alcorn / Murray / Topipittori
17 Dic 2012 / Reblogged from c86 with 52 note / john alcorn topipittori FN
■ infn ■ → la settimana John Alcorn (3)
Eve Cigarettes
Illustration by John Alcorn
a proposito di LIBRI!, di Alcorn / Murray / Topipittori
17 Dic 2012 / Reblogged from psychedelic-sixties with 46 note / john alcorn topipittori FN
■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (4)
”[…] Sulle pareti ha scritto : “NON ROMPETEMI IL FILO”. Mentre lavora è costantemente interrotta dai figli, dai numerosi animali che popolano la sua casa, cani, gatti, canarini, merli indiani… e dal marito, o “compagno della mia vita” come ama definirlo lei e dalle telefonate delle lettrici (o “dementi” come ama definirle il compagno della sua vita).
«Usano il mio telefono come urna confessionale, passatempo, ufficio informazioni, assistenza sociale, psicoterapia e strumento terroristico (uccideremo i tuoi figli stronza abortista)»[…].
“E’ DURO DOMARE UNA SCRIVANIA” stava scritto sul muro davanti al suo tavolo.
Ma Brunella, come dirà Camilla Cederna, «in pieno regime democristiano, mentre le altre piccole poste parlavano dell’angelo della casa che arrivava con la zuppiera fumante e quel buon profumo che ristabilisce un accordo turbato, mentre le donne in crisi erano dirette verso il porto tranquillo della religione, lei spingeva le donne frustrate, tradite, innamorate di un uomo impossibile, verso la totale autonomia, spiegando che vivere sole non è una maledizione. Parlava del lavoro che dà libertà e della dignità acquistata smettendo di correr dietro al fidanzato o al marito fedifrago. Incoraggiava i giovani ad occuparsi di politica e dalle sua pagine, seppur guardata male dai direttori, fece la sua brava campagna a favore del divorzio. Parlò dell’aborto prima di ogni altra, mai suggerito o consigliato, diceva meglio pensarci e non averlo un figlio non desiderato o di troppo.» […]”
A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN
(Fonte: enciclopediadelledonne.it)
■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (3)
”[…] Mi dice Brunella Gasperini, da venticinque anni confidente ed oracolo attraverso la “piccola posta” di milioni di donne italiane che le scrivono trecento lettere la settimana: «Il mio archivio straripa di appelli di “nubili afflitte”, donne sole che si lamentano della loro insoddisfazione, del vuoto che le circonda, della paura del domani. Una si tormenta perché in società deve cedere il passo alla maritata, l’altra mi confida che in società non ci va perché si vergogna di non essere sposata. E io a dargli contro, a ripetergli che dietro a loro preme un esercito compatto di donne ugualmente sole, ma coscienti, integrate. Queste però non mi scrivono. I loro problemi se li sbrogliano da sole o con l’aiuto dello psicanalista».[…]”
A proposito di I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN
■ infn ■ → Grazie Liala → Brunella Gasperini (1)
[…]
Brunella Gasperini (pseudonimo di Bianca Robecchi), arriva alla scrittura grazie ai buoni uffici di Camilla Cederna, che conosceva fin dall’infanzia. Dopo alcune disastrose supplenze nelle scuole, questa le propone infatti di collaborare con alcune riviste femminili, che cercan penne per romanzi a puntate.
Dopo aver incassato un rifiuto perché il primo romanzo è giudicato troppo progressista, Brunella aggiusta il tiro, e inizia ad essere pubblicata regolarmente.
In breve le affidano anche la cosiddetta “posta del cuore”, e mentre scrivo mi viene in mente che questo utilissimo e ancor vivo sfogatoio delle sofferenze e dei pensieri delle donne (basti pensare al successo della rubrica di Natalia Aspesi) potrebbe essere considerato l’antesignano dei blog. Da sempre le donne hanno più bisogno degli uomini di raccontarsi, da sempre cercano in modi diversi un interlocutore autorevole ai problemi che le dilaniano, sia il confessore, lo psicologo o la giornalista.
Brunella più di altri, meglio di altri ha ricoperto tutti questi ruoli insieme per 25 anni circa, lasciandosi travolgere dai problemi delle sue lettrici, e lottando nello stesso tempo con giornali “… più realisti del re, conformisti, oscurantisti, filoclericali, dove l’umorismo andava subito ucciso con la melassa e le casalinghe avevano sempre la meglio su quelle modernastre che lavoravano fuori. Potevo dire solo una piccola parte di quel che pensavo, non ero obbligata a dichiararmi cattolica però mi era vietato dire che non lo ero….”. […]
da I Cick Lit e Brunella Gasperini, di Barbara Miccoli, per Grazie Liala, indagini sul rosa a cura di Mariolina Bertini, con un rtitratto di parola di Christel Martinod; solo su FN
■ infn ■ → Queer Ship → 1: Chi siamo noi? (5)
”[…]
Nel suo viaggio a Venezia, Proust soggiornò all’Hotel Europa (e non al Danieli come sostiene Painter), che era ubicato nel Palazzo Giustiniani ove oggi ha sede l’Università Ca’ Foscari.
[…]
A differenza di Painter, Tadié è andato a controllare i registri del Danieli e Proust non risulta, mentre compare nei registri dell’Hotel Europa. […]”
a proposito di
Queer Ship, di Federico Boccaccini. 1: Chi siamo noi. Solo su FN
15 Nov 2012 / 1 nota / marcel proust federico boccaccini FN queer ship gay lgbtq
■ infn ■ → Queer Ship → 1: Chi siamo noi? (4)
”[…] Heinz Neddermeyer was a German citizen born about 1915. He is also considered to be the first great love of writer Christopher Isherwood. Heinz and Christopher met in Berlin on March 13, 1932 when Heinz was 17. Christopher would often describe their relationship as an adoption, being the Heinz was so much younger and not entirely mature. The couple lived together in Berlin until May 1933 when, due to the uprising of Hitler, they were forced to flee the country. The photograph at right is of Heinz (left) and Christopher (right) during this time. They traveled Europe and North Africa until May 12, 1937 when Heinz was expelled from Luxembourg and forced to return to Germany. The next day he was arrested by the Gestapo and sentenced to three and half years of forced labor and military service. He survived the forced labor which was brief. Being conditionally free, he married a woman named Gerda in 1938 and had a son named Christian, his only child, in 1940.
It was not uncommon for gay men to turn this drastic turn in their lives after being arrested and sentenced to prison by the Nazi party. See the life of Pierre Seel as an excellent, and almost completely parallel, example. Although the two continued to correspond, Heinz would not see Christopher again until November of 1952 while Christopher was visiting England and Germany for productions of his “Berlin Stories”.
In November 1956 Christopher received a note from Heinz stating that he had been in a political argument at the factory where he worked in East Berlin. Fearing arrest, he fled to Hamburg. Christopher sent him some money. Nothing else is mentioned of Heinz in Christopher’s diaries other then fond memories of their past in various cities around Europe and a kind note from Heinz when Christopher’s mother passed away in August of 1960. […]”
a proposito di
Queer Ship, di Federico Boccaccini. 1: Chi siamo noi. Solo su FN
15 Nov 2012 / 1 nota / federico boccaccini Christopher Isherwood FN gay queer lgbtq
■ infn ■ → Queer Ship → 1: Chi siamo noi? (3)
Fassbinder + Brad Davis + Andy Warhol = Querelle, 1992
a proposito di
Queer Ship, di Federico Boccaccini. 1: Chi siamo noi. Solo su FN
15 Nov 2012 / Reblogged from naotoatuando with 23 note / federico boccaccini queer ship gay queer lgbtq FN
■ infn ■ → Queer Ship → 1: Chi siamo noi?
”[…]
La mia libertà dipende dallo sguardo dell’altro, da come mi vede e da come mi racconta.
Queer ship intende parlare precisamente di questo, del come ci si racconta. E lo vuole fare mettendo in discussione innanzitutto l’idea generale che la letteratura sia legata a una lingua storica o situata in un territorio-nazione.Queer ship parte dalla propria esperienza –che è esperienza plurale- e, dunque, conversando con voi, si userà un noi, senza per questo avere la pretesa di parlare per altri: è un «noi» di comunità che intende mostrare una visione delocalizzata della letteratura attraverso la lente di quella narrazione «strana» e indefinita che è la letteratura gay, di racconto in racconto, di porto in porto. […]”
Queer Ship, di Federico Boccaccini. 1: Chi siamo noi. Solo su FN
15 Nov 2012 / 0 note / federico boccaccini queer ship queer lgbtq FN
■ infn ■ → Grazie Liala → Rosa fiction →Delly (1)
” […] Come in una fiction di buon livello, Delly ricorre sapientemente a tutti i possibili espedienti per tenere col fiato sospeso i suoi lettori, senza mai perdere di vista lo scopo finale, che è logicamente, o il matrimonio della protagonista, con un uomo o con Dio, questo è ininfluente o, se il matrimonio c’è stato all’inizio della vicenda, la complicata conquista dell’amore coniugale. Le donne di Delly, infatti spesso si sposano per dovere, costrette dal bisogno o dalla famiglia, con uomini all’apparenza duri ed orgogliosi, per poi scoprire in loro, nel tempo, tesori di tenerezza e di appassionato ardore.
Non per questo le varie protagoniste se ne stan buone buone ad attendere il loro destino. Di solito si tratta di fanciulle ardenti, volitive, che detestano gli infingimenti femminili e l’ipocrisia, che sono invece appannaggio dell’antagonista, di solito bella e scaltra, spesso volgare, quasi sempre di ceto sociale inferiore, ma ricca, mentre l’eroina è bella, nobile, povera.
Anche nelle fiction che secondo me, si sono ispirate a Delly, le protagoniste femminili sono così: l’orgoglio la fa da padrone, come la sincerità e il coraggio. Le protagoniste di Delly sfidano zii malvagi, perfidi contrabbandieri, re in esilio più volte assassini (spesso della loro stessa moglie o madre). Allo stesso modo, delle fanciulle in apparenza ignare, si avventurano nelle fiction italiane ad inseguire banditi armati, parenti pronti a qualunque nefandezza, ex fidanzati violentatori. […]”
da Rosa Fiction. L’eredità di Delly: Barbara Miccoli per Grazie Liala, a cura di Mariolina Bertini, con un ritratto di parola di Christel Martinod